Benvenuti in Sila

Le prime testimonianze umane in Sila risalgono all'homo erectus (circa 700.000 anni da oggi) e sono state individuate sulle sponde del lago Arvo. Altre testimonianze, sulle rive del lago Arvo e del lago Cecita, risalgono all'uomo di Neandertal. Tra la fine del neolitico e l'inizio dell'età del rame (3800-3300 a.C.), tutta la Sila venne occupata da insediamenti di agricoltori e pescatori che sfruttavano le antiche conche lacustri (Arvo e Cecita) con un particolare metodo di pesca con la rete. Ulteriori testimonianze risalgono all'antica età del bronzo (lago Ampollino e Cecita). Dopo le guerre puniche, Roma iniziò ad interessarsi a tutta la Calabria ed anche a questo territorio montano traendone soprattutto legname pregiato, utilizzato nella costruzione di navi e per l'estrazione della pece. Scavi ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria hanno messo in luce un importante insediamento di età romana dedicato all'estrazione e lavorazione della pece, attivo tra il III secolo a.C. ed il III secolo d.C. Dal 1045 al 1060 i Normanni contribuirono a diverse fondazioni monastiche che diedero vita (nel XII secolo) alla costruzione delle abbazie cistercensi. Alcuni esempi sono l'Abbazia di Santa Maria della Matina a San Marco Argentano, l'Abbazia di Santa Maria di Acquaformosa, l'Abbazia di Santa Maria della Sambucina a Luzzi, l'Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna, frazione di Carlopoli e l'Abbazia Florense a San Giovanni in Fiore. I monasteri furono luoghi di studio, centri di cultura e di stimolo per la rinascita agricola. Recentemente presso il lago Cecita sono stati avviati importantissimi studi archeologici a seguito della scoperta di tracce e reperti di un Elephas antiquus, "cugino" più giovane ed europeo dei ben più noti mammut asiatici. Primo scheletro completo mai trovato in Italia, alto 4 metri con tutte caratteristiche tipiche della specie che ha abitato l'Europa 700 mila anni fa. Una scoperta fortuita, ma che potrebbe in parte riscrivere la storia della Calabria settentrionale.

Pur risalendo al 1921 la prima idea di un Parco Nazionale in Sila, l’ente è attivo solo dal 2003. Il parco si estende per circa 73.000 ettari nel cuore della Calabria (provincie di Cosenza, Crotone e Catanzaro) all’interno di quell’altipiano silano che greci e romani appellarono “Hyle” e “Silva” proprio perché si presentava come un’immensa, ininterrotta foresta dalla quale si traeva legname per le flotte e gli eserciti oltre che per la costruzione delle città. Ma la Sila era anche un bosco sacro ove gli antichi ubicavano miti e leggende.

Cosicché nell’immaginario collettivo essa rappresenta ancora oggi una regione magica e misteriosa.

E’ il bosco, quindi, l’elemento di maggior distinzione del paesaggio del parco. 
Vi allignano soprattutto faggi e pini larici, una specie, quest’ultima endemica propriodella Sila, ove si conservano esemplari che raggiungono i 40 metri di altezza ed i 2 metri di diametro (Fallistro, Gallopane).

Morfologicamente la Sila è un vero e proprio dedalo di dorsali montuose e valli ariose.

Tra le prime si annoverano quelle del Monte Pettinascura, del Monte Volpintesta, del Monte Botte Donato (vetta più alta del Parco con i suoi 1928 metri), del Montenero, del Monte Scorciavuoi, del Monte Gariglione e del Monte Femminamorta. Le seconde sono state in parte colmate, nei primi decenni dello scorso secolo, da laghi artificiali per scopi irrigui ed idroelettrici, mentre in parte si conservano intatte.

La flora
La Sila, le cui caratteristiche paesaggistiche richiamano alla memoria scenari montani nordici, presenta un patrimonio floristico di grande valore scientifico. La flora silana è composta da più di 900 specie. Alcune di queste sono esclusive dei rilievi calabresi come la Soldanella calabrese e la Luzula calabra, altre sono esclusive dell'Appennino meridionale come l'acero della varietà Acer lobelii e altre ancora sono esclusive dell'Appennino calabro-peloritano come la Rosa viscosa.
Numerose sono le erbe officinali presenti. Ad esempio citiamo la valeriana, il sambuco, la malva, l'ortica e lo stesso pino di cui si raccolgono, per scopi medicinali, le gemme.

La fauna
Il territorio silano ospita la fauna tipica delle zone appenniniche. È ancora presente il lupo, malgrado le persecuzioni, la scomparsa del suo habitat ideale e la rarefazione dei mammiferi selvatici che costituiscono la sua base alimentare.
Il lupo, protetto dalla legge dal 1976, nei decenni passati era in via di estinzione ma grazie all'istituzione del Parco Nazionale della Calabria è stata possibile una ricolonizzazione.
Attualmente è presente in Sila uno dei nuclei più consistenti di lupo dell'Appennino. Numerosa è la rappresentanza, sull'Altopiano, di piccoli predatori, in particolare il gatto selvatico e la volpe.
Diverse specie di mustelidi sono presenti in Sila anche se, per la loro rarità e per le loro abitudini notturne, è difficile avvistarli: il tasso; la martora, abile predatrice di scoiattoli; la faina; la donnola e la puzzola. Tra i roditori sono presenti il ghiro e lo scoiattolo nero caratteristico dell'Italia meridionale.
Altri mammiferi attualmente presenti sono il capriolo ed il cervo che si erano estinti all'inizio del secolo e sono stati reintrodotti insieme al daino dal Corpo Forestale dello Stato. Sono presenti anche il cinghiale e la lepre.
Fra la popolazione ornitologica nidificante sono presenti dei rapaci come l'astore, lo sparviero, la poiana, il nibbio reale, il gufo reale, il barbagianni e la civetta. Tra i corvidi, diffusissima ed infestante è la cornacchia grigia avvistabile in grandi stormi. Fra i picidi vivono il picchio rosso, il picchio verde ed il raro picchio nero. Non è raro osservare, nei laghi silani, anatre, svassi, aironi e gru nei periodi di migrazione.
Tra gli anfibi oltre alle comuni rana verde, raganella e rospo, anche la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali esclusiva dell'Appennino meridionale.
Tra i rettili è presente il ramarro verde e serpenti come la vipera, il biacco, il cervone. Il biacco è un comunissimo serpente interamente nero, non velenoso, di abitudini diurne. Il cervone è il più grande rettile dell'Altopiano. La trota fario è il pesce più diffuso nei corsi d'acqua e nei laghi silani. Nonostante i numerosi sbarramenti, dovuti agli impianti idroelettrici, ancora oggi si riescono a pescare esemplari di anguilla.

L’acqua
La Sila è la parte territoriale più piovosa della Calabria, si trovano su questo territorio i più grandi bacini idrici, vi nascono e scorrono anche i principali corsi d'acqua regionali. Gli attuali laghi silani sono tutti artificiali, realizzati nella prima metà del secolo scorso. I bacini sono stati realizzati in aree particolarmente paludose, presso ampie vallate, particolarmente favorevoli nell'ospitare bacini idrici.

 I fiumi
I principali corsi d'acqua sono il fiume Crati e il fiume Neto, i due più lunghi ed importanti fiumi della Calabria. Ad essi si associano una serie di affluenti, alcuni molto rilevanti.

I laghi
I laghi silani sono il lago Cecita, il lago Ampollino, il lago Arvo e il lago Ariamacina. Da segnalare è la presenza accertata di alcuni laghi del passato, estinti migliaia di anni fa a causa di forme di erosione delle loro soglie.

L’aria
Secondo recenti studi condotti dal Ricercatore Stefano Montanari, direttore del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena, in Sila si respirerebbe l'aria più pulita d'Europa.

 

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